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IN FRIULI VENEZIA GIULIA LE ASP NON DICONO LA VERITA' AI PARENTI DEGLI OSPITI

2026-02-26 14:26

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IN FRIULI VENEZIA GIULIA LE ASP NON DICONO LA VERITA' AI PARENTI DEGLI OSPITI

I MALATI GRAVI DI ALZHEIMER E ALTRE PATOLOGIE TOTALMENTE INVALIDANTI NON DEVONO PAGARE LE RSA MA I FAMIGLIARI NON LO SANNO

Sono sempre di più i casi in cui persone, già in difficoltà economiche, devono ricorrere, per supportare i propri genitori non autosufficienti, ai servizi delle case per anziani. Spesso si tratta di persone affette da demenza o altre patologie invalidanti, che provocano la perdita dell'autosufficienza. In prima fase si va incontro a due problemi: la distanza e il diverso costo delle rette oltre alla lunghezza delle liste di attesa. Una persona con una pensione da 800 euro al mese anche se integrati dall'indennità di accompagnamento di 500 euro, può arrivare a 1300 euro mensili. Per arrivare almeno a 2300 euro manacano ancora 1000 euro. A Campeglio, infatti, dove si trova una modesta struttura per anziani, occorrono 2300 euro (sebbene sia previsto un aumento a 2800 euro al mese). La qualità e la quantità dei servizi erogati non è delle migliori, specialmente se per un genitore, e troppe sono le cose non accettabili in moltissime case di riposo pubbliche e convenzionate. Come può, quindi, una persona trovare altri 1000 euro per saldare il costo totale della retta dell'anziano ricoverato? Ci troviamo davanti ad una soluzione che sta esasperando le persone, soprattutto per il fatto (come dichiarano alcuni di loro) che “la politica è assolutamente lontana da questi problemi…senza rendersi conto che l'esasperazione delle persone il più delle volte sfocia in rivolta”.

 

Abbiamo chiesto a diversi presidenti, titolari e direttori generali di Asp e Case di Riposo convenzionate proprio questo quesito (un anziano con demenza avanzata non autosufficiente e ricoverato in casa di riposo è in carico alla famiglia o all'azienda sanitaria?), ottenendo incredibilmente risposte tutte molto diverse fra di loro ma quasi sempre fortemente a discapito del cittadino e del paziente.

 

Alberto Bertossi, presidente La Quiete - “Le sentenze attuali stabiliscono che l'albergaggio è a carico dei familiari ma le cure sanitarie sono a carico delle aziende sanitarie”

 

Gabriele Ritossa, fondatore Gruppo Zaffiro - “Mi riferisco alla mia esperienza. Moltissime regioni non attivano nuclei Alzheimer poichè questo tipo di malato è a completo carico del sistema sanitario (anche se qualcuno sostiene sia solo il 50% tra sanitario e sociale e il sociale lo paga il privato, in assenza di isee il Comune). Fatta questa premessa se una persona viene inserita in una struttura che prende comunque una quota a pagamento la persona sarà obbligata a pagare la sua parte alla struttura (tanto che sia privata quanto convenzionata) per poi provare a fare valere le sue ragioni se così è verso il sistema nazionale”.

 

Fabrizio Scomparin, direttore generale Asp Cavasso nuovo - Pedemontana - “Al momento paga la famiglia finchè non fa causa all'ente sbagliato per ottenere il 50% che gli spetterebbe da azienda sanitaria. Sacile su una causa simile ha chiamato in causa ASFO come coobbligato e, se come pare essere scritto in sentenza, il giudice dovrebbe avere fatto pagare all'ASFO anche se si preannuncia un ricorso in appello”.

 

Massimo Blasoni, fondatore Gruppo Sereni Orizzonti - “E' un dibattito aperto e ci sono molte cause in tutta Italia. Non c'è ancora un pronunciamento definitivo. Le Rsa si fanno pagare i familiari fanno causa e qualche giudice decide in un senso qualcun altro in un altro”.

 

** Francesco Maiorana presidente Asp Spilimbergo e commissario Asp Moro di Codroipo si rifiuta di risponderci. Silenzio anche da parte del direttore generale delle Asp di Codroipo e di Cordenons Fabio Di Lenardo.

 

Avvocato Anna Agrizzi, tribunale del malato - “Le spese le deve sostenere l'ospite o la sua famiglia ma se il caso è molto grave si possono chiedere i rimborsi delle rette della struttura sanitaria”.

 

Carlo Monai presidente Asp Cividale - “La questione è in una fase evolutiva poichè la giurisprudenza a volte si è orienttaa a carico del servizio sanitario nazionale. Siccome sono decisioni che riguardano casi specifici e non erga omnes, al monento a Cividale il servizio sanitario regionale non provvede a questi pagamenti e quindi l'Asp è obbligata a richiedere alle famiglie il pagamento delle rette non potendo ospitare persone a spese proprie. Abbiamo obbligo di pareggio di bilancio”.

 

RIASSUMENDO, E' IMPORTANTE SAPERE 

Negli ultimi anni varie Sentenze della Corte di Cassazione – come l'ordinanza n. 26943 del 17 ottobre 2024 -   hanno ricordato che “l’attività prestata in favore di soggetto gravemente affetto da morbo di Alzheimer ricoverato in istituto di cura è qualificabile come attività sanitaria, quindi di competenza del Servizio Sanitario Nazionale, ai sensi dell’art. 30 della legge n. 730 del 1983, non essendo possibile determinare le quote di natura sanitaria e detrarle da quelle di natura assistenziale, stante la loro stretta correlazione, con netta prevalenza delle prime sulle seconde […] ”. Ne consegue che, per questi cittadini, l’intera retta per un ricovero in RSA deve essere pagata dal Servizio Sanitario. In generale, la retta per il ricovero in RSA è per il 50% a carico del SSN, e il restante 50% a carico delle famiglie con un’integrazione del comune di residenza per chi ha un basso ISEE. Non tutte le regioni rispettano l’indicazione nazionale: in Lombardia per esempio la regione paga in media il 43% della retta, lasciando sulle spalle delle famiglie il restante 57%. Dopo l’ordinanza della Cassazione alcune famiglie di ricoverati con Alzheimer hanno interrotto il pagamento della retta alla RSA, altre hanno chiesto il rimborso di quanto pagato e poche, una decina, si sono rivolte ai tribunali.

A questo punto i dieci principali gestori e/o proprietari delle RSA in Italia, strutture private e no profit insieme, hanno scritto una lettera alla Presidente del Consiglio e al Ministro della Sanità non per chiedere loro che il SSN paghi l’intera retta dei malati con grave Alzheimer, ma per chiedere un intervento legislativo volto a stabilire che “le prestazioni di assistenza rese a persone anziane con diagnosi di demenza o altra patologia cronica rientrano a pieno titolo nei trattamenti di lungoassistenza, recupero e mantenimento funzionale”. In questo modo, separando gli inteventi di natura sanitaria da quelli di natura assistenziale, le famiglie dei ricoverati in Rsa dovrebbero continuare a pagare la quota della retta relativa agli interventi assistenziali. Un’indicazione che risulterebbe in contrasto con quanto indicato dalla Corte sull’inscindibilità tra assistenza e cure sanitarie, considerata in concreto alla luce della patologia e del suo stadio evolutivo. Anzi si sono addirittura premurati di indicare alla presidente Meloni la frase esatta per “procedere ad un intervento legislativo unico, puntuale e risolutivo della questione, attraverso un preciso articolo di legge”. Per ora non mi risulta che il governo abbia accolto questo suggerimento, e quindi le famiglie possono fare riferimento alle sentenze della Cassazione che, seppure non creino un diritto vincolante, stabiliscono un importante orientamento giurisprudenziale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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