Mncano pochi giorni al rinnovo del consiglio di amministrazione dell'Asp La Quiete di Udine e già si fanno vivi i primi guai. Evidentemente alla politica piace troppo sfidare le leggi e il buon senso. Così, prima ancora di essere nominato presidente della Casa di Riposo, l'assessore Stefano Gasparin (Pd), inizia a far spendere i primi soldi alla pubblica amministrazione per alcuni parere pro veritate; anzi, uno se lo sarebbe fatto fare personalmente Gasparin e l'altro lo avrebbero chiesto gli uffici della segreteria generale. I due giuristi, da quanto si è appreso, dovrebbero essere l'avvocato Francesco Sbisà e l'avvocato Renato Fusco, entrambi triestini. La mission dei due avvocati è quella di dimostrare che quanto previsto da leggi e da regolamenti circa il limite dei mandati in un cda della Quiete è solo una remota ipotesi per i poveri cittadini, ma non per la casta. Non solo, il buon Stefano Gasparin si starebbe occupando anche di allontanare il più possibile la data del suo imminente pensionamento in Regione così da poter essere giustamente remunerato come presidente de La Quiete. Ci si immaginerebbe allora che sapute queste cose il primo partito dell'opposizione saltasse sui banchi del consiglio comunale opponedosi alla sua nomina, invece il capogruppo di Fdi, Luca Vidoni, avrebbe accettato dal sindaco De Toni e dall'assessore Stefano Gasparin (Pd), di indicare il quinto nome per completare il cda de La Quiete (è atteso anche il nuovo nome espressione della Fondazione Friuli). Se non bastasse, secondo i rumors di Palazzo D'Aronco, Gasprin avrebbe cordialmente offerto al partito del suo vicino di stanza in Regione (Luca Vidoni collabora con il vice governatore Mario Anzil), anche la vice presidenza della Quiete. Offerta, immaginiamo, che l'assessore regionale e avvocato Mario Anzil avrà rispedito al mittente, puntando il dito contro la presunta ineleggibilità di Stefano Gasparin. In realtà l'arroganza e la sicurezza del centrosinistra, parte da altre ragioni, ossia da una pesante interrogazione, legata al mondo delle case di riposo, scritta del capogruppo di Possibile, Andrea Di Lenardo, contro alcuni dei vertici udinesi di Fratelli di Italia e Forza Italia.



