La presenza di immigrati regolari e non regolari, profughi reali e presunti, clandestini e isalmici che professano fedelmente il proprio credo è in costante aumento. E' noto da anni il business dell'accoglienza che arricchisce cooperative rosse ma anche qualche altra realtà più moderata oltre ad ambienti legati alla Caritas. Nel solo capoluogo friulano si contano circa 600 migranti ospitati nella caserma Cavarzerani, 180 presunti minori profughi nei centri di accoglienza (che ci costano 120 euro al giorno), tre centri di preghiera islamici con oltre 1800 musulmani a Udine. La giunta De Toni in questi giorni ha stanziarto 31 mila euro per allietare l’estate dei minori stranieri non accompagnati. Nella delibera si afferma che servono attività estive “Extra-Accoglienza” per evitare che i minori stranieri trascorrano troppo tempo inattivi nelle aree pubbliche cittadine, con il rischio di disturbo della quiete pubblica. I fondi serviranno per attività sportive e outdoor; uscite culturali; socializzazione con i coetanei locali; iniziative nei quartieri cittadini. I contributi potranno arrivare fino a 14 mila euro per progetto, con rimborsi per trasporti, ingressi a strutture, materiali e attività varie. Patologie comuni come la scabbia o infezioni micotiche sono diffuse a livello globale e sono legate principalmente al sovraffollamento durante il tragitto o nei centri di transito. Alcune infezioni, come l'Epatite B o l'HIV, presentano un'incidenza superiore alla media italiana, ma la loro trasmissione è legata a comportamenti a rischio sessuali o ematici. Spesso i casi di tubercolosi o altre malattie infettive si manifestano a distanza di anni dall'arrivo sul territorio italiano. Ciò è dovuto al peggioramento delle condizioni socio-economiche, igieniche e lavorative e allo stress prolungato che riduce le difese immunitarie. La Casa Circondariale di Udine (situata in via Spalato) è l'istituto di pena principale della città. La struttura affronta da tempo un forte sovraffollamento e una percentuale di detenuti stranieri (prevalentemente nordafricani e pachistani) che supera costantemente il 60% della popolazione carceraria totale, attestandosi su livelli superiori alla media nazionale.

